Il tumore alla prostata rappresenta il 20% di tutti i tumori diagnosticati nella popolazione maschile, con una prevalenza nei i soggetti tra 50-69 anni ed ultrasettantenni, seguito dal tumore al polmone (15%), dal tumore del colon-retto (13%), dal tumore della vescica (11%) e dal tumore dello stomaco (4%.). Solo in Europa si contano più di 100.000 decessi per cancro alla prostata ogni anno.
Le cause del cancro alla prostata sono tuttora sconosciute. Fattori di rischio accertati sono l’età e la familiarità. Gli uomini che hanno un familiare di primo grado che ha avuto questo tipo di tumore hanno il doppio del rischio di svilupparlo rispetto agli uomini che non hanno avuto malati in famiglia.
La mortalità per tumore alla prostata si è ridotta sensibilmente rispetto al passato, attestandosi all’8%, contro il 19% del tumore al polmone, prima causa di morte tra gli uomini.
Tali risultati sono stati raggiunti attraverso la sensibilizzazione della popolazione sull’importanza della prevenzione e sull’identificazione in fase precoce della neoplasia prostatica su paziente asintomatico. Quest’ultimo fattore consente di raggiungere, grazie all’ampia gamma di metodiche chirurgiche e terapeutiche disponibili, la completa eradicabilità del tumore nella stragrande maggioranza dei casi. È, pertanto, fondamentale che la popolazione di sesso maschile con età > 50 anni (o > 40 anni in caso di familiarità positiva per tumore prostatico) si sottoponga periodicamente alla visita urologica e al dosaggio nel sangue del PSA (Antigene prostatico specifico). Il PSA viene generalmente considerato “normale” per valori inferiori o uguali a 4 ng/ml, ma le eccezioni sono frequenti in quanto è possibile la presenza di cellule tumorali anche con un PSA totale inferiore a 2 ng/ml (circa il 20% dei tumori alla prostata sono infatti caratterizzati da valori normali di PSA sierico). I metodi di screening finora utilizzati, basati su ripetuti esami del PSA seguiti da eventuale biopsia prostatica ecoguidata, non forniscono sempre un bilancio soddisfacente nella diagnosi precoce di tumore alla prostata. Peraltro la biopsia prostatica tradizionale, che consiste nel prelievo mediante un ago sottile di campioni di tessuto prostatico (da 6 a 12 prelievi circa), è una procedura invasiva e non scevra da complicanze.
La Risonanza Magnetica ha rivoluzionato negli ultimi anni l’approccio diagnostico ai pazienti con sospetto di neoplasia maligna della prostata, tanto da divenire attualmente la metodica più affidabile nell’identificazione precoce del tumore della prostata pre-biopsia. L’esame viene definito multiparametrico in quanto vengono acquisiti molteplici parametri: morfologia, perfusione ematica e densità cellulare.
Lo scopo primario della Risonanza Magnetica Multiparametrica della prostata è quello di ridurre il numero di biopsie inutili e di mappare la prostata in modo da indirizzare l’eventuale successivo esame bioptico solo sulla lesione riscontrata o su una zona identificata dall’esame come sospetta per essere patologica. La biopsia prostatica con tecnica fusion è una procedura che consente di integrare le immagini della RM multiparametrica con quelle dell’ecografia, individuando in modo mirato l’area di tessuto sulla quale effettuare il prelievo bioptico sotto guida ecografica. Ha una durata di circa 30 minuti. Dopo aver fatto distendere il paziente di lato sul lettino, il medico esegue un’ecografia per via transrettale.
Sul monitor dell’ecografo vengono visualizzate in tempo reale le immagini della prostata ed abbinate con quelle della Risonanza Magnetica effettuata antecedentemente dal paziente.
In questo modo il medico può eseguire delle biopsie mirate esclusivamente sulle aree sospette, con il doppio vantaggio di agire selettivamente sulle zone bersaglio e di ridurre il disagio ed i rischi per il paziente.
L’esame RM della prostata esame risulta prezioso anche per controllare i pazienti che hanno una neoplasia prostatica poco aggressiva e che decidono di seguire un programma di “sorveglianza attiva”. Altrettanto importante si rivela per individuare la presenza di recidive sulla base di un rialzo del PSA a seguito di un trattamento chirurgico, radiante o farmacologico.
L’indagine RM viene eseguita utilizzando diverse tecniche:
- lo studio morfologico fornisce immagini di anatomia ghiandolare ad elevata risoluzione spaziale della ghiandola stessa;
- lo studio della diffusione molecolare dell’acqua viene utilizzato per valutare il grado di proliferazione e di danno cellulare della lesione;
- lo studio della perfusione-dinamica, ottenuto con la somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico endovena , è fondamentale per caratterizzare le eventuali lesioni in base alla vascolarizzazione.
In definitiva la RM multiparametrica della prostata rappresenta una metodica tecnologicamente all’avanguardia che, se eseguita con apparecchiature di ultima generazione ed affidata a personale esperto e competente, riesce a fornire informazioni molto dettagliate sull’identificazione precoce del carcinoma prostatico. I più recenti studi randomizzati e controllati hanno evidenziato che la RM multiparametrica può realizzare risultati diagnostici superiori alla strategia diagnostica standard (biopsia transrettale ecoguidata). La RM multiparametrica costituisce, quindi, un passaggio imprescindibile nello screening e nel management del paziente con fattori di rischio per il tumore della prostata.
Indicazioni all’esame RM
- Pazienti di sesso maschile di età > 50 anni con riscontro di valori di PSA sierico > 4 ng/ml (PSA Ratio libero/totale > 0.15).
- Pazienti di sesso maschile di età > 40 anni con familiarità positiva (padre, fratelli, nonni) per carcinoma della prostata (anche con valori normali di PSA sierico).
- Pazienti con storia di neoplasia prostatica poco aggressiva che seguono un programma di “sorveglianza attiva”.
- Pazienti con storia di carcinoma prostatico già sottoposto a trattamento chirurgico, radiante o farmacologico che mostrano un rialzo dei valori di PSA (sospetta recidiva).
Preparazione all’esame RM
- Recare in visione esami del PSA effettuati, eventuali referti ed immagini di precedenti indagini strumentali, nonchè referti di esami istologici di precedenti biopsie.
- Attendere almeno 6 settimane dall’ultima biopsia.
- Portare in visione analisi di laboratorio: creatininemia.
- Restare a digiuno almeno 8 ore prima dell’esame.
- Effettuare un clistere rettale poche ore prima dell’esame per evitare la presenza di feci od aria nel retto che potrebbero causare artefatti nelle immagini.
AUTORE
Dott. Giuseppe Cenname – Direttore Sanitario del Marilab Center di Ostia – Medico Specialista in Radiodiagnostica | Marilab Center Ostia – V.le A. Zambrini 14
BIBLIOGRAFIA
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