Rischio cardiovascolare e nutrizione
Il legame tra rischio cardiovascolare e nutrizione è ormai ampiamente riconosciuto. Adottare scelte alimentari consapevoli può prevenire molte delle condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari, migliorando la salute complessiva e la qualità della vita.
La malattia cardiovascolare
Agli inizi del XX secolo la malattia cardiovascolare (CVD) intesa principalmente come infarto del miocardio ed ictus cerebrale era responsabile di meno del 10% di tutti i casi di decesso a livello mondiale. Oggigiorno, tale percentuale è salita di oltre il 30%. Dal 2001 la CVD è divenuta la causa numero 1 di mortalità in tutto il mondo anche nei paesi in via di sviluppo.
Fattori di rischio cardiovascolare
La CVD, nel passato considerata una naturale conseguenza dell’invecchiamento è attualmente interpretata come una patologia prevalentemente “provocata dall’uomo” e pesantemente influenzata dalle scelte che facciamo. Nei trascorsi 50 anni abbiamo assistito a grandi progressi nell’identificazione di un largo numero di quei fattori di rischio collegati allo stile di vita, oltre a fattori biochimici e genetici associati alla CVD. Sin dagli anni 50-60 diversi studi epidemiologici hanno aiutato a stabilire una causa-effetto fra certi fattori di rischio e la malattia CVD. Attualmente per definire la percentuale del rischio cardiovascolare si utilizzano delle tabelle che la valutano la presenza o meno dei seguenti otto principali fattori di rischio cardiovascolare.
- Sesso
- Età
- Diabete
- Abitudine al fumo
- Pressione arteriosa sistolica
- Colesterolemia totale
- Colesterolemia HDL
- Trattamento antipertensivo
Il punteggio individuale del rischio cardiovascolare
Il punteggio individuale è uno strumento semplice per stimare la probabilità di andare incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio o ictus) nei 10 anni successivi. Ipotizziamo che dalla presenza o meno dei fattori di rischio cardiovascolare suindicati l’algoritmo ci indichi un valore pari a 10% a 10 anni significa che il 10% delle persone di quella età con quei fattori di rischio avranno la possibilità di sviluppare una CVD nei prossimi 10 anni.
La cura dell’obesità per ridurre il rischio cardiovascolare
L’eccesso del peso corporeo rappresenta di per sé un fattore di rischio per le patologie di tipo cronico e numerose complicanze di tipo medico. Indagini epidemiologiche recenti hanno quantificato l’impatto del sovrappeso e dell’obesità sulla mortalità prematura da malattia CVD a causa della frequente associazione prima fra tutti con il diabete mellito tipo 2 e l’ipercolesterolemia. Una modesta riduzione del peso corporeo (5 – 15% dell’eccesso di peso) risulta associata a variazioni favorevoli in termini di fattori di rischio cardiovascolari, quali dislipidemia, valori pressori, tolleranza glucidica e miglioramento dei marker di infiammazione e trombosi. L’eccesso di tessuto adiposo, specialmente il grasso viscerale, è strettamente legato ad un aumento della produzione di citochine pro-infiammatorie, che a lungo andare favoriscono lo sviluppo di malattie cardiovascolari, metaboliche e croniche.
Ed inoltre poiché il rischio cardiovascolare comunque aumenta con l’aumentare dell’età è bene mantenere uno stile alimentare nel tempo che eviti il sovrappeso oltre ad uno stile di vita regolare che eviti il fumo e incentivi l’attività fisica.
Come l’eccesso di peso aumenta il rischio di ipertensione, iperglicemia ed ipercolesterolemia
- Ipertensione: Il grasso viscerale rende i vasi sanguigni meno elastici e aumenta l’infiammazione, costringendo il cuore a lavorare di più per pompare il sangue. Inoltre, il sistema che regola i liquidi e la pressione del sangue (renina-angiotensina-aldosterone) viene attivato, facendo salire ulteriormente la pressione.
- Iperglicemia: Il grasso viscerale riduce l’efficacia dell’insulina, l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule. Questo fa salire i livelli di zucchero nel sangue (iperglicemia).
- Ipercolesterolemia: Il sovrappeso può far aumentare i trigliceridi e il “colesterolo cattivo” (LDL), mentre riduce il “colesterolo buono” (HDL).
La dieta mediterranea
La dieta mediterranea equilibrata è ottima nella prevenzione di queste condizioni che possono aumentare il rischio cardiovascolare.
Questa prevede il consumo di:
- Alimenti di origine vegetale come:
- Frutta
- Verdura
- Legumi come fagioli, piselli, ceci, fave e lenticchie.
- Cereali integrali
La frutta e verdura sono ricche di fibre, vitamine, minerali con effetti antiossidanti
I cereali integrali quindi pane, pasta, avena, segale, riso, orzo, farro, quinoa, cous cous favoriscono il controllo dei lipidi e della glicemia grazie alle fibre in particolare quelle solubili.
I legumi favoriscono anche essi il controllo glicemico grazie alla presenza di un’ottima quantità di fibre ed il loro basso indice glicemico, inoltre rappresentano una fonte preziosa di proteine.
- Alimenti ricchi di grassi monoinsaturi come:
- Olio di oliva
- Avocado
- Frutta secca
- Olive
- Pesce (Prediligere quello contenente omega-3)
I grassi monoinsaturi contribuiscono alla riduzione del colesterolo cattivo quindi LDL e migliorano il profilo lipidico complessivo aumentando i valori di HDL, aumentano la sensibilità insulinica riducendo la resistenza insulinica stabilizzando i livelli di glucosio ematico.
Sono alimenti nutrienti e sazianti promuovendo il controllo del peso corporeo.
- Un moderato consumo di pesce, carni magre e uova
- Limitato consumo di:
- Alimenti contenenti zucchero raffinato come Snack pre-confezionati e bevande gasate
- Carne rossa ed insaccati come salsicce, wurstel, salame, mortadella. Preferire i salumi magri, come prosciutto crudo, speck, bresaola, ricordando comunque che possiedono un alto contenuto di sale.
- Alimenti conservati
- Formaggi preferire i formaggi freschi a basso contenuto di grassi (come la ricotta di mucca). I formaggi non vanno mangiati alla fine del pasto, ma vanno considerati sostitutivi della carne o del pesce.
Conclusioni
In conclusione, l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione cardiovascolare quindi nella riduzione del rischio cardiovascolare poiché agisce su vari meccanismi fisiologici come il controllo del colesterolo, della pressione arteriosa, della glicemia e dell’infiammazione sistemica.
AUTORE
Dott. Luigi Sulpizii – Medico Specialista in Cardiologia | Marilab Center Ostia – V.le A. Zambrini 14 | Marilab Roma Garbatella – Via Caffaro, 137
Dott.ssa Anastasia Mulè – Nutrizionista | Marilab Center Ostia – V.le A. Zambrini 14 | Marilab Roma Garbatella – Via Caffaro, 137
BIBLIOGRAFIA
- Prevention in clinical practice: Developed by the Task Force for cardiovascular disease prevention in clinical practice with representatives of the European Society of Cardiology and 12 medical societies With the special contribution of the European Association of Preventive Cardiology (EAPC) Frank L J Visseren et al. ESC Scientific Document Group.
- European Heart Journal, Volume 42, Issue 34, 7 September 2021, Pages 3227–3337, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehab484 Di Daniele N, Noce A, Vidiri MF, et al. Impact of Mediterranean diet on metabolic syndrome, cancer and longevity. Oncotarget. 2017;8(5):8947-8979.
- Healthy diet – World Health Organization (WHO)
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